Le acque cristalline regalano prodotti di qualità: InMare

A pochi passi da Torre Suda, precisamente a 2 km, nelle meravigliose acque ioniche sono installate le quattordici gabbie galleggianti dell’allevamento ittico InMare. I cinque fratelli Reho nel lontano 2005, dopo diverse difficoltà, riescono a concretizzare il loro sogno: quello di creare un gigantesco acquario marino dove allevare orate, spigole e ombrine. Un modo diverso di allevare le specialità ittiche: grazie alla profondità delle vasche le carni crescono sode e prive di grassi in accumulo vista la possibilità che i pesci hanno di nuotare in mare aperto. Nel corso degli anni numerosi progetti legati all’allevamento. Nel 2015 Aldo Reho lancia il progetto EcoSea, un residence sottomarino in un’area di quattordici vasche a disposizione della fauna ittica. Campane forate di cemento nate come “suite” per i pesci in modo da permettere il ripopolamento del mare. Questo esclusivo habitat protetto permette la riproduzione e l’arricchimento delle specie marine che lentamente tendono a diventare sempre meno. L’azienda Reho Mare, nata nel 1999 con l’intento di realizzare la maricoltura, pratica poco diffusa nell’ambito della start up, nel corso degli anni ha percepito la certificazione ICEA (Reg. CE 834¬/2007 e Reg. CE 889/2008) come allevamento ittico biologico che prevede il rispetto di un rigido protocollo di analisi dell’ambiente, del prodotto, dell’alimentazione e della lavorazione. Infatti le vasche di allevamento sono composte da plastiche che possono flettersi senza subire particolari danni, adeguate a sopportare il moto ondoso che soprattutto durante l’inverno espone a continue mareggiate. La posizione e la struttura dell’impianto “costringe” il pesce a muoversi in profondità in un’area che, grazie alle forti correnti, è priva di metaboliti sul fondale. Tutto ciò rende i pesci allevati molto simili a quelli presenti in natura.

 

Dottore Reho, come nasce l’idea di allevare in mare? Siete stati i pionieri in Italia di questo tipo di allevamento.

Ci eravamo innamorati dell’idea di allevare il pesce e all’epoca c’era solo la possibilità di farlo su terra ferma. Restammo folgorati da un articolo su una rivista inglese, che parlava di alcuni esperimenti condotti su un’isola con alcuni tentativi realizzati in mare aperto. Ci siamo messi a girare l’Europa e abbiamo visto che era possibile farlo in mare. In Italia abbiamo introdotto un’importantissima innovazione perché abbiamo realizzato il primo allevamento in mare aperto con la tecnologia delle gabbie galleggianti e non sommergibili. Sul territorio nazionale era presente un solo allevamento con le gabbie sommergibili, che non si sono rilevate molto valide. Abbiamo aperto la strada con questi nuovi impianti galleggianti e attualmente siamo rimasti solo in due/tre aziende a farlo.

 

Quanto sono importanti lo studio e la ricerca?

L’innovazione è stata fondamentale perché nel tempo abbiamo cambiato in modo radicale la lavorazione per adattarci al mare. Se non ci fosse stato il confronto, lo studio, l’innovazione, la ricerca continua di soluzioni, non avremmo raggiunto questi risultati, non solo dal punto di vista organizzativo, ma anche da quello del marketing. Studiare, innovare, ricercare, confrontarsi, non solo in Italia, ma anche all’estero, è stato il fattore principale che ci ha fatto rimanere sul mercato e che ci fa anche distinguere a livello nazionale come una delle aziende più qualitative. 

 

A chi è scettico sui pesci d’allevamento cosa volete dire? Questa pratica può aiutare la popolazione vista la costante diminuzione della presenza dei pesci nel mare?

Noto sempre meno scetticismo, secondo me è più un vezzo e il consumatore ha ormai grande stima del prodotto. Da quanti secoli mangiamo gli animali terrestri esclusivamente allevati? Secondo me è un pregiudizio che non ha senso, che andrà a morire perché delle proteine provenienti dal mare abbiamo un bisogno enorme: sono quelle più buone in assoluto. A mia figlia, che da poco ha compiuto un anno, faccio mangiare i nostri prodotti. Raccomando sempre l’utilizzo del pesce allevato da no, o da allevamenti italiani perché so che c’è grande cura e grande amore. Se non ci fosse amore nei confronti dei prodotti allevati si potrebbe più facilmente fare gli imprenditori in altri settori.

 

Quanto è sostenibile l’allevamento in mare aperto? 

Abbiamo avuto riconoscimenti importanti e uno di questi è il premio ricevuto nel 2020 per la sostenibilità ambientale come filiera ittica. Inoltre siamo citati tra gli eroi verdi sul libro di Alessandro Gassman, un lavoro uscito alla fine del 2022, siamo tra i 150 esempi da seguire in Italia. “Nati sostenibili”, pubblicato da Rizzoli, è un altro libro che ci vede come una delle venti aziende presenti, con diverse foto meravigliose. Voglio fare alcune considerazioni basilari: quante aziende producono senza utilizzare energia elettrica? In mare non usiamo energia elettrica, siamo a consumo zero. Quanta strada facciamo per arrivare sul nostro allevamento? Dopo un km siamo sul posto di lavoro, non abbiamo grandi consumi di combustibili, questo per riportare alcuni dati basilari. La stessa azienda per produrre lo stesso quantitativo sulla terraferma avrebbe speso, oggi come oggi, cinquecentomila euro all’anno di energia elettrica. Noi utilizziamo il mare, che permette al pesce di nuotare liberamente, senza bisogno di immettere ossigeno nell’acqua o compensare l’acqua nelle vasche. Sul territorio ha un impatto positivo, basti pensare che in quell’area dove abbiamo l’allevamento non si pesca più e vedere i pesci che nuotano liberamente è qualcosa di meraviglioso. Siamo un’azienda che non ha mai usato prodotti chimici o antibiotici e questo è un altro motivo d’orgoglio. Non abbiamo mai “toccato l’acqua”, l’abbiamo sempre valorizzata e per noi sapere che l’acqua di Torre Suda è pulita è un valore assoluto. Facciamo anche una forte comunicazione legata al territorio, siamo in un posto incantevole dove l’acqua è cristallina e puoi vedere il fondale del mare anche a trenta metri.

 

InMare - Torre Suda
InMare – Torre Suda