di Rocco Ferenderes – Il Gruppo Scout Racale 1 nasce ufficialmente il 6 dicembre 1991, grazie alla caparbietà di tre adulti e all’entusiasmo di quindici ragazzi, per cui se oggi la nostra comunità cittadina può contare su un progetto educativo così significativo, lo deve proprio a loro.

Tutto cominciò per caso con un incontro fortuito, dettato dalla curiosità di saperne di più degli scout, con Don Mimmo Ozza che a Gemini curava la formazione spirituale del suo gruppo e di altri gruppi aderenti all’Agesci, tra cui quello del Taurisano 1.
Durante quell’incontro egli ebbe la capacità di trasformare la mia curiosità e quella di Aldo Reho e Germano Agbacou, nella reale prospettiva, seppure a lunga scadenza, di portare lo scoutismo a Racale; perciò con un contenuto entusiasmo e un giustificato timore, cominciammo il nostro tirocinio presso il gruppo del Taurisano 1, di cui per quasi tre anni portammo i colori del loro fazzolettone.

Non possedendo una sede le prime riunioni si tennero a casa della mamma Giovannina, la prima delle quali il 28 aprile 1988 e la prima uscita con pernottamento presso la masseria Quarta nei giorni 25 e 26 giugno di quello stesso anno. Il merito non è stato tutto di quei pionieri, ma anche delle successive generazioni di capi e ragazzi che hanno assicurato continuità ad una proposta formativa che da 30 anni, non solo affianca l’opera educativa dei genitori, ma ha soddisfatto e soddisfa attraverso il metodo scout, lo spirito di avventura di tanti bambini, ragazzi e giovani. Dopo 3 anni di travagliato tirocinio nel 1991, l’allora Responsabile di zona autorizza la nascita del gruppo Racale 1, con l’apertura di due Branche, quella degli esploratori (12/16 anni) al cui Reparto viene dato il nome “Eraclea” e quella della Comunità Rover che prende il nome “Stella del sud” successivamente ribattezzata “Samenti Pacci”.

Il sogno di dare un’alternativa educativa alla nostra Racale, si andava realizzando, anche se quell’impresa stava costando un certo sacrificio alle nostre famiglie, perché l’attività scout a volte richiedeva di assentarsi da casa anche per diversi giorni. Il gruppo sceglierà come colori del fazzolettone quelli che più di tutti richiamano il Creato: il verde dei prati, il giallo del sole e il blu del cielo, un Creato che cercammo di proteggere, proponendo per primi le giornate ecologiche che si tennero soprattutto a Torre Suda, dove con un reportage anche fotografico segnalammo fenomeni di cementificazione della spiaggia.

Ormai la Comunità capi, oltre ai tre pionieri, poteva contare sul servizio di numerosi altri capi, e aiuto capi, che furono reclutati soprattutto tra i genitori dei ragazzi che frequentavano il gruppo. Questa loro spontanea presenza rese possibile nel 1999, anche l’apertura della Branca Lupetti (8/12 anni), i cuil Branco prese il nome di :“La nuova quercia”, con alla guida Gerardo De Marco, Anna Rita Schito e Mariella Marotta e successivamente della presenza di Piero Gaetani. In questi anni una figura di primo piano del Gruppo è stata  quella dell’Assistente Ecclesiastico, don Giuliano Santantonio, don Antonio Mergola, don Fernando Vitali, don Salvatore Tundo, don Alessio Sestili e don Francesco Fiore, che hanno sostenuto il cammino spirituale dei capi, ruolo oggi ricoperto da don Pasquale Fabbiano, con attenta sollecitudine, con il supporto di don Giuseppe Calò.

Fra le tante vorrei ricordare un’esperienza proposta da Fiorinda Manco particolarmente significativa per la formazione dei capi del nostro gruppo: un campo gemellato col Triggiano 1, guidato dal carissimo Sebastiano Carbonara che lei aveva incontrato durante un campo di formazione regionale. Il campo estivo gemellato si svolse a Longobucco in Calabria, nell’estate del 1995 e tutti noi capi “in erba” potemmo non solo affinare i “ferri del mestiere” per una più corretta applicazione del metodo nelle attività con i ragazzi, ma addentrarci anche nella gestione delle dinamiche della Comunità Capi che con un acronimo viene chiamata CO.CA. in termini scout.

Masseria Quarta e Longobucco – foto d’archivio

In quegli anni la nostra Comunità cittadina, si arricchisce di un’altra realtà scout, il Racale 2, con lo scopo di offrire le attività proposte dal metodo ai sempre più numerosi ragazzi che chiedevano di frequentare gli scout, attirati dallo spirito di avventura tipico dello scoutismo. Lo scoutismo utilizzando la pedagogia dell’imparare facendo e quella del “tutto col gioco, ma niente per gioco”, propone esperienze esistenziali che generano sentimenti, emozioni, creano atmosfera, contribuendo così a
formare la personalità del ragazzo e ad acquisire spirito di servizio, autonomia e responsabilità.

A questo punto è lecito farsi una domanda: ma gli strumenti educativi del metodo, sopra richiamati e i valori contenuti nella LEGGE SCOUT e nella PROMESSA, quanto hanno inciso realmente nella vita dei ragazzi e che valenza hanno avuto nella loro crescita? Illuminante a questo proposito può essere la lettura delle verifiche che gli scout erano invitati a scrivere in occasione delle cosiddette cerimonie dei passaggi, che scandivano il loro cammino o dopo aver vissuto delle forti e
significative esperienze di servizio.

Riporto di seguito degli stralci di alcune testimonianze, così come sono stati scritti dagli stessi ragazzi, senza correzioni …. la prima si riferisce ad un cosiddetto “testamento” che gli esploratori erano soliti leggere al reparto prima di salire alla branca successiva… il contenuto … scritto da una ragazza di 16 anni, per noi fu da brivido …. “… in quest’Associazione ho imparato a vincere la mia timidezza, mi sono messa in gioco, ho imparato ad essere responsabile a saper badare a me stessa e alle mie cose e come caposquadriglia anche alle altre più piccole di me, ho imparato anche a saper rinunciare alle comodità che ormai stanno prendendo il posto delle cose semplici in un mondo come quello di oggi, a resistere alle tentazioni, ho imparato ad avere coraggio, a sorridere anche nelle difficoltà e a conoscere il mondo che mi circonda … e questo grazie ai nostri Capi-reparto, i quali ci hanno messo a confronto con delle situazioni estremamente difficili come ad esempio l’uscita a Gemini in una comunità di ragazzi che avevano avuto problemi di droga e d’ alcool, a Gagliano dove mi sono confrontata con dei ragazzi disabili e ancora a Boncore e a Mancaversa dove c’erano dei bambini con problemi.

Ho imparato inoltre a saper cucinare con il fuoco, ho imparato a costruire una mensa e una cucina, ho divorato chilometri di strada sotto il peso schiacciante di uno zaino e anche sotto la pioggia con il poncho, ho dormito sotto le stelle e in tenda … ho imparato ad affrontare i pericoli del sentiero e la fatica ed era bello camminare, sapendo che a un tot di chilometri ti aspettava una sorgente d’acqua fresca, ho goduto delle piccole cose provando grandi emozioni e ho avuto anche paura si, di non riuscire ad arrivare alla meta …. amate la vostra uniforme, dovete sentirvi onorati di portarla … E voi Capi-reparto siate sempre così, come vi ho conosciuto ammirati e rispettati, …. vi porterò sempre con me… tenetemi sempre nei vostri ricordi perchè voi sarete instancabilmente sempre nei miei.”

La seconda testimonianza si riferisce a una verifica di un Ragazzo Rover, diciottenne, dopo aver partecipato ad una Route di servizio presso, il Centro di Riabilitazione Santo Stefano a Porto Potenza Picena in provincia di Macerata….” … il periodo vissuto presso questo Istituto decisamente incisivo sulla nostra personalità, tanto da rappresentare un punto fisso sulla nostra esperienza non solo di scout ma anche di uomini. Non è stato cioè solo un campo di servizio, ma una lezione che ci ha permesso di entrare nel mondo dell’handicap evitando di essere solo spettatori passivi. Il momento più temuto, ma anche quello più bello da superare è stato l’impatto con una realtà conosciuta finora solo in modo ristretto…. Il gran numero dei pazienti e l’estensione dell’Istituto ha creato un inevitabile momento di angoscia o forse di turbamento. …. In breve tempo l’ambiente ci è diventato amico e siamo rimasti piacevolmente colpiti dall’affetto di molti pazienti per gli scout: mai l’uniforme ci aveva legato alla gente in questo modo, e, se prima ci chiamavano semplicemente “Scout”, al termine i nostri nomi venivano quasi gridati da lontano, dentro e fuori i padiglioni. … buona è stata inoltre la collaborazione nei nostri confronti del personale. … abbiamo avuto modo di avere interessanti delucidazioni nei confronti con i medici e la psicologa; ma parlando con i pazienti, che ora lasciamo come amici, abbiamo avuto la possibilità di comprendere meglio i loro disagi. … la sensazione di essere necessari e la gioia di essere stati utili hanno aperto nuove prospettive per un Servizio futuro. ”

 

La terza e ultima testimonianza si riferisce ad una lettera scritta dalla mamma di un lupetto, consegnata ai Vecchi Lupi, dopo le prime Vacanze di Branco che si tennero alla “Sellata” nel 1999: “Ai capi scout Sono la mamma di un “lupetto”, che quest’anno ha fatto la prima esperienza nella vostra associazione. Voglio esprimere un’immensa gratitudine verso questo gruppo che riesce a completare e formare la personalità dei ragazzi.

La famiglia a volte non riesce a mettere fuori tutto ciò che di buono c’è nei ragazzi, mentre voi con le vostre regole e un comportamento sociale adeguato riuscite a plasmare il loro carattere. Ho avuto modo di osservare i ragazzi ed è stato bello vedere che i ragazzi più grandi aiutano i più piccoli in un clima di profondo rispetto per l’altro.
Grazie anche a nome di tutti gli altri genitori a tutti voi che generosamente offrite il vostro tempo, un bene oggi molto prezioso, dedicandovi ai nostri figli.

Sicuramente Gesù ve ne sarà molto grato perche Lui ci dice che “qualsiasi cosa fate ai bambini, l’avrete fatta a Me”.
Buone vacanze e buona caccia!” Oggi la continuità del Racale 1 è assicurata dalla generosità di numerosi capi che, spendono una parte non indifferente del loro tempo, a favore delle nuove generazioni di bambini ragazzi e giovani; tra loro ci piace constatare con grande soddisfazione anche la presenza di giovani ragazzi/e che negli anni passati hanno frequentato gli scout, le cui motivazioni a rientrare nell’associazione per diventare Capi, possono essere riassunte con l’espressione di una di loro: “Sentivo il dovere di restituire quello che gratuitamente mi è stato donato”: Baden Powel, il fondatore degli scout chiamato fraternamente B.P., ripeteva sempre di lasciare il mondo un po’ migliore di come l’abbiamo trovato. In questi 30 anni di attività del Racale 1, tanti uomini e donne di buona volontà, della nostra Città, ci hanno provato, cercando di fare del loro meglio per formare non dei passivi buoni ragazzi, ma degli attivi buoni cittadini che sanno fare il bene.

Quando cominciò quell’avventura la mia disponibilità si fermava solo alla ricerca dei capi con i quali avviare il gruppo e poi mettermi da parte. Ma avevo fatto male i conti, perché quando stavo per lasciare mi rendevo conto che ancora il gruppo non era ancora avviato, solo dopo 22 anni il Signore nel 2010, mi fece capire che il mio compito era finito … ormai ero servo inutile. Buona caccia!