L’ultimo volo di un airone. Ugento: cacciatore ferisce airone cenerino

Non ce l’ha fatta.
Lo splendido esemplare di airone cenerino (Ardea cinerea Linnaeus, 1758) ritrovato ferito qualche giorno fa in un uliveto nei pressi del canile di Ugento e successivamente ricoverato presso il centro di recupero fauna selvatica di Calimera, non ce l’ha fatta. L’airone purtroppo è giunto già morto al centro, dove non si è potuto fare nulla per salvarlo. Un animale veramente incredibile, appartenente ad una specie protetta, brutalmente assassinato dalla follia di un vile bracconiere.

Ma andiamo per gradi e ricostruiamo questa triste storia.

I fatti risalgono alla mattina di domenica 12 ottobre 2014. A trovare per primo l’airone cenerino è stato un ciclista di Collepasso, il quale ha subito avvertito un giovane, Marco S., che al momento era intento a lavorare in campagna. Il giovane, accortosi della gravità della situazione, ha provveduto a chiamare la Polizia municipale di Ugento, attendendo vicino l’animale ferito l’arrivo degli agenti. Data la potenziale pericolosità del lungo becco dell’airone, il quale era visibilmente agitato e spaventato, gli agenti della Polizia municipale hanno provveduto a chiamare il presidente della Protezione Civile Tiziano Esposito, che a sua volta ha avvertito il comandante dei Vigili del Fuoco Cosimo Scorrano, grande amante degli animali, il quale ha capito subito la gravità della situazione. Cosimo Scorrano, insieme al figlio Vincenzo e al presidente Esposito, si sono recati sul posto e, dopo avergli bendato gli occhi, hanno prontamente prestato le prime cure all’animale, in quanto presentava una vistosa e sanguinante ferita da arma da fuoco al becco e non era in grado di volare, forse per la stanchezza dovuta alla fuga. L’animale è poi stato portato dagli agenti della Polizia municipale presso il centro di recupero della fauna selvatica di Calimera, dove purtroppo è giunto privo di vita, probabilmente a causa delle ferite e della stanchezza dovuta alla fuga.

La faccenda ha fin da subito fatto partire le polemiche riguardo la caccia e riguardo la conoscenza della biodiversità da parte dei cacciatori salentini.
Da una semplice analisi del territorio salentino, si può constatare che il Salento è una delle aree maggiormente antropizzate d’Italia, con una concentrazione elevata di centri abitati e aree boscate estremamente limitate, elementi molto significativi dai quali si può affermare che il territorio salentino non è un luogo adatto per l’attività venatoria, almeno in prossimità dei centri abitati e all’interno delle proprietà private altrui. Poi c’è da considerare l’aspetto riguardante la conoscenza della biodiversità da parte dei cacciatori. Per praticare l’attività venatoria si deve essere in possesso di un porto d’armi uso caccia (PDA uso caccia), conseguibile dopo un corso tramite un esame scritto ed uno orale, in cui gli argomenti principali sono la legislazione della caccia e la distinzione tra specie cacciabili e non cacciabili. Al di là della qualità dell’esame a cui devono essere sottoposti gli aspiranti cacciatori per conseguire il PDA uso caccia, di fronte a questi orribili fatti di bracconaggio c’è da farsi molte domande. Forse è una predisposizione dell’uomo quella di sentirsi onnipotente e più virile con un fucile tra le mani, sta di fatto che a farne le spese è la fauna selvatica locale, o almeno, ciò che ne rimane. Ma non solo… Da amanti della natura e della campagna, durante le nostre lunghe passeggiate mattutine, molto spesso ci siamo trovati ad un passo da veri e propri bombardamenti da parte di cacciatori che sparavano a pochi metri di distanza da noi, incuranti dell’eventuale presenza di gente nelle vicinanze. Tutto questo accompagnato anche dall’inquinamento prodotto da alcuni cacciatori, i quali abbandonano per le campagne innumerevoli bossoli in plastica e metallo. Un altro gravissimo problema ambientale è dovuto all’uso di cartucce aventi all’interno pallini in piombo, metallo altamente pericoloso! Studi scientifici hanno dimostrato che anche piccolissime quantità di piombo ingerite da un animale, possono causare una gravissima malattia chiamata saturnismo, che non lascia scampo alla fauna che la contrae.

Tornando al povero airone…

Il problema principale della caccia è il non rispetto verso le specie cacciate. Spesso gli animali selvatici vengono visti come dei trofei da conquistare, infatti molto d’uso è imbalsamare gli animali cacciati per tenerli in casa esposti come fossero soprammobili. Forse è proprio questo che spinge certe persone a commettere atti così crudeli, forse è proprio l’orgoglio di possedere un airone imbalsamato nel salotto di casa propria che spinge ad uccidere un animale così bello e protetto. Povero airone…l’airone cenerino è il simbolo del Parco naturale regionale “Litorale di Ugento”, area protetta molto vicina al luogo del ritrovamento. Onnipresente durante tutto l’anno, anche se non nidificante, è forse l’animale che suscita maggior fascino ed interesse ai visitatori del parco. Un animale solitario, territoriale, che lo si può ammirare facilmente sulle sponde dei bacini dove regala emozionanti ed eleganti pose degne di mille fotografie; un animale che durante il tramonto si alza in volo elegantemente per raggiungere la cima più alta di un albero sul quale passare la notte. Forse è stato proprio questo suo naturale comportamento ad averlo tradito. Se ciò fosse vero, se il cacciatore avesse sparato l’airone durante il suo risveglio mattutino, allora si è di fronte ad un vero e proprio atto di vigliaccheria.
Una storia triste, ma una storia che nella sua brutalità racchiude qualcosa di molto positivo, l’altra faccia di questa medaglia macchiata di sangue, ovvero il recupero dell’animale da parte di persone sensibili e rispettose nei confronti della natura, persone che hanno un nome ed un cognome, persone come noi, che hanno fatto di tutto per salvare questa splendida creatura.

Ma questa volta il male ha vinto la battaglia.

Ma guai ad arrendersi! Bisogna continuare a lottare, bisogna continuare a proteggere queste creature, bisogna vincere la guerra contro il bracconaggio!
E allora continueremo a lottare, portando come simbolo questo splendido animale andato perduto, ma che continuerà a vivere nel nostro cuore: l’airone cenerino di Ugento.

E allora insieme lotteremo, lotteremo per far sì che queste creature vengano rispettate da tutti, per poter assistere in futuro allo straordinario volo di centinaia di specie di uccelli migratori, ricordando col cuore quella triste storia del 12 ottobre 2014…ricordando quel triste ed ultimo volo di un airone.

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