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foto di Mariano Polimeno

650 km…

650 km misura esattamente la distanza in linea d’aria tra Santa Maria di Leuca e Segna, cittadina croata di poco più di settemila anime, posta sulla costa dalmata e facente parte della Regione della Lika e di Segna. In questa piccola città è situato il “Grifon centar za zaštitu ptica grabljivica”, che sostanzialmente significa “centro per la protezione dei grifoni e degli uccelli predatori”, in cui il direttore Goran Susic, ornitologo professionista e appassionato di grifoni, cura, alleva e restituisce alla natura questi splendidi uccelli rapaci.

Il grifone (nome scientifico Gyps fulvus ) è un rapace di grosse dimensioni, un avvoltoio la cui apertura alare può addirittura superare i 2 metri! Presente in passato pressoché in tutta la penisola italiana, nel ‘900 le popolazioni di grifoni in Italia hanno subito una fortissima regressione, fino alla quasi totale estinzione, questo a causa delle abitudini alimentari strettamente necrofaghe di quest’animale, in rapporto a motivi strettamente antropici. Il grifone, infatti, si nutre esclusivamente di animali morti da poco, soprattutto di animali predati da grandi predatori, perciò tende a scomparire laddove vi è la mancanza di grandi predatori come lupi ed orsi. La crisi delle popolazioni di predatori come il lupo e l’orso causata da veri e propri stermini da parte dell’uomo tramite la caccia diretta e tramite l’avvelenamento con carne avvelenata, nei primi decenni del ‘900 ha causato la progressiva scomparsa del grifone, che si estinse ovunque tranne che in Sardegna, dove si salvò grazie all’installazione di vari punti di foraggiamento, ovvero carnai atti a nutrire questi splendidi rapaci. Negli ultimi anni, anche in Italia, oltre che nella vicina Croazia, si sta dando il via a grandi progetti di reintroduzione, soprattutto in quelle zone che negli ultimi anni stanno vedendo il ritorno dei grandi predatori, amici di merenda di questi splendidi uccelli necrofagi. Grazie a questi preziosi progetti, oggi è possibile ammirare i grifoni in varie zone d’Italia: partendo da nord, si possono incontrare vari esemplari in Veneto ed in Friuli Venezia Giulia, poi nel Parco Nazionale del Gran Sasso, nel Parco Regionale del Sirino-Silente sempre in Abruzzo, nel Parco Nazionale del Pollino ed infine nel Parco dei Nebrodi in Sicilia.

E’ proprio da queste zone che si pensava provenisse il grifone avvistato e documentato dapprima la mattina di sabato 27 giugno a Santa Maria di Leuca e poi la mattina del giorno dopo, domenica 28 giugno, a Gallipoli, proprio sulle antiche mura medievali della città vecchia. Foto spettacolari, addirittura un video che ne documentava il maestoso volo! Emozioni uniche anche soltanto vederlo in foto, sul web, appollaiato sulle mura medievali della “città bella”, un’immagine a dir poco “western” in un contesto spettacolare quale il mare cristallino del Salento. Tra scetticismo iniziale, meraviglia, stupore, fin da subito è partita la caccia fotografica al misterioso grifone, proveniente chissà da dove e giunto nel Salento chissà perché. Da alcune indagini effettuate dai gestori della pagina Facebook “Flora e fauna del Salento”, il mistero è stato svelato!

Ma andiamo passo per passo e cerchiamo di capire come si è arrivati alla risoluzione del mistero.

In due delle fotografie scattate da alcuni testimoni, soprattutto nella foto di Mariano Polimeno, è stato possibile vedere e leggere l’anello  identificativo dell’animale, un anello verde che riporta la sigla “ CRA”.  Considerati i luoghi di reintroduzione più vicini, ovvero il Parco Nazionale del Pollino e il Parco dei Nebrodi in Sicilia, è partita la ricerca effettuata tramite telefonate. Di fondamentale importanza è risultata la telefonata effettuata all’Ente Parco dei Nebrodi, durante la quale il zoologo del Parco, considerate le caratteristiche ed il codice identificativo dell’anello, ha consigliato di contattare gli esperti croati, in quanto la prima lettera del codice, la “C”, identifica proprio la provenienza dell’animale: la Croazia! Da una ricerca effettuata sul web, si è riusciti a risalire al Centro di Recupero grifoni di Segna, gestito dall’ornitologo Goran Susic. E’ stato lo stesso Goran a confermare la provenienza dell’animale e non solo, proprio Goran, alla lettura dell’anello identificativo, ha esclamato: “è il nostro Spaky!”

Spaky, questo splendido giovane grifone di circa due anni, fu liberato in natura lo scorso 23 maggio in Croazia dallo stesso Goran Susic e dai volontari del Centro, insieme ad altri 5 esemplari: Roko, Matevž, Alan, Vilim e Zlatko. Un mese e 4 giorni dopo il rilascio, Spaky è giunto nel Salento dopo un lungo viaggio di 650 km! Il primo avvistamento di Spaky risale a sabato 27 giugno, alle ore 11:00 circa del mattino, lungo la scogliera alta di Santa Maria di Leuca, documentato con una fotografia e con un breve filmato. La mattina del giorno successivo, domenica 28 giugno, Spaky è stato ritrovato appollaiato sulle mura della città vecchia di Gallipoli, avvistato e fotografato da diverse persone, tra cui Mariano Polimeno, autore del magnifico scatto che potete ammirare in allegato a quest’articolo.

SpakyUn lungo viaggio quello di Spaky, un viaggio che lo ha portato in una zona, il Salento, fortemente antropizzata e dove di certo non abbondano le carcasse fresche di animali, fonte primaria di cibo per questa specie. Forse spinto dalla ricerca di cibo, forse dalla forte tramontana di fine giugno o dall’istinto migratorio, chissà quante difficoltà ha dovuto affrontare il nostro Spaky prima di raggiungere la nostra amata penisola salentina! Una cosa è certa, Spaky ha deciso di visitare il Salento e noi salentini dovremmo essere onorati di aver ricevuto la visita di un ospite così speciale! Questo avvenimento deve farci riflettere molto…

In un periodo caratterizzato da una forte crisi della biodiversità del Salento, causato sempre dalla più forte cementificazione, dalla sempre più soffocante desertificazione causata dagli incendi dolosi e dal cattivo uso del suolo, dalla minaccia di quella “Spada di Damocle” per la nostra tradizione olivicola che è il complesso del disseccamento rapido degli ulivi, le documentazioni di animali così stupendi e rari sono una vera e propria medicina, una “manna dal cielo” da accogliere a braccia aperte e da considerare come un messaggio quasi divino di cui fare tesoro. La Natura, ancora una volta, ci ha fatto capire quant’è importante e quant’è grandiosa la biodiversità, un dono prezioso da preservare e proteggere con tutte le nostre forze!

Un messaggio importantissimo a cui tutti noi dobbiamo rispondere positivamente, nella speranza che un giorno, si spera non troppo lontano, si possa assistere ad altri spettacoli come questo, nella speranza che un giorno si possa assistere al grande ritorno dei grifoni e al grande ritorno di Spaky!

 

di Flora e Fauna del Salento