renzi_sblocca italia

“Cambiare verso” questo è lo slogan, tra i più detti e ridetti, del nostro attuale premier Matteo Renzi. Eppure l’Italia sembra non cambiare affatto verso, prima avevamo quello delle centrali nucleari oggi abbiamo quello delle trivelle per la ricerca di petrolio.

E’ ormai senza ombra di dubbio in atto il cosiddetto “non cambiamento”, almeno per quanto riguarda le politiche energetiche e tutte le tematiche ad esse collegate.

Con il decreto “Sblocca Italia” approvato dalla Camera il 30 ottobre 2014 e dal Senato il 5 novembre 2014 si è dato il via libera alle trivellazioni e ad un’altra serie di azioni che danneggiano paesaggio e ambiente.

In questo caso ci soffermeremo nello specifico alle trivellazioni del Capo di Leuca (link fb comitato no-triv) che in questi giorni hanno visto l’aggregazione di diversi comitati per la lotta contro questo abominio nei confronti del Salento e del suo territorio.

9 novembre 2014
Il Pd salentino insieme al suo segretario provinciale Salvatore Piconese organizza una manifestazione contro le trivelle.

Quale credibilità può avere un’azione di questo tipo ?

  • Il Premier si chiama Matteo Renzi, è il segretario del Partito Democratico eletto anche con i voti dei militanti del Pd salentino.
  • Il decreto “Sblocca Italia” ha riscosso i voti favorevoli dei deputati pugliesi: Michele Bordo, Salvatore Capone, Franco Cassano, Dario Ginefra, Gero Grassi, Michele Pelillo, Liliana Ventricelli. Gli assenti erano: Massimo Bray, Elisa Mariano, Massa Federico, Colomba Mongiello. Erano in missione: Teresa Bellanova, Francesco Boccia, Alberto Losacco, Ivan Scalfarotto.

Cambiando punto di vista e mettendoci dalla parte degli elettori che alle politiche del 2013 hanno votato il Pd e sono contro le trivelle non c’è niente di cui stupirsi. Storicamente il Pd non ha mai condotto battaglie politiche di elevato rilievo sui temi ambientali. Basta guardare il programma con cui lo stesso partito si è presentato nella coalizione Italia Bene Comune dove alla parola “ambiente” e ai temi che ruotano intorno ad essa non è dedicato nessun paragrafo specifico. E’ citata soltanto nei paragrafi: “Democrazia”, “Sviluppo sostenibile” e “Beni Comuni”.

«Sviluppo sostenibile per noi vuol dire valorizzare la carta più importante che possiamo giocare nella globalizzazione, quella del saper fare italiano. Se una chance abbiamo, è quella di un’Italia che sappia fare l’Italia. Da sempre la nostra forza è stata quella di trasformare con il gusto, la duttilità, la tecnica e la creatività, materie prime spesso acquistate all’estero.»

«tipicità, mobilità sostenibile, risparmio ed efficienza energetica, le tecnologie legate alla salute, alla cultura, all’arte, ai beni di valore storico e alla nostra tradizione, l’agenda digitale. Bisogna inoltre dare più forza e prospettiva alle nostre piccole e medie imprese aiutandole a collegarsi fra loro, a capitalizzarsi, ad accedere alla ricerca e alla internazionalizzazione.»

Come si può costatare le tematiche ambientali sono trattate molto genericamente e superficialmente. Concetti che possono dire tutto come non possono dire niente. Infatti è da notare quanto il tema dello “Sviluppo sostenibile” diventi più che altro sviluppo locale. Come se parlare di ambiente significhi parlare di lotta alla globalizzazione.

no-triv capodileucaOra la domanda è: chi ha la legittimità politica per poter alzare la voce e dire “no” alle trivelle ?

Sicuramente non coloro che molto spesso si trovano al posto giusto nel momento giusto solo per opportunismo politico, solo per cavalcare una protesta e non per sposare le sue vere cause.

Non abbiamo bisogno di chi dice “sì” alla Tap e “no” alle trivelle. Non abbiamo bisogno di chi ha i suoi delegati in parlamento che hanno votato a favore di quella legge e poi vengono qui e siedono accanto a noi per combattere le trivelle. Non abbiamo bisogno di chi in questi anni voleva metterci la centrale nucleare sotto al naso e oggi è con noi contro le trivelle per accaparrarsi consenso.

Il nostri “no” alla TAP e alle trivelle non sono tali perché siamo Pugliesi e quindi qui sotto casa nostra quelle opere non le vogliamo. Oppure diciamo sì ad una delle due perché ci finanzia le feste del paese e l’altra no.

Non le vogliamo perché crediamo che il futuro di questo Paese non passi dal petrolio, ma dalla bellezza del nostro mare.

Non le vogliamo perché crediamo che ai nostri figli dobbiamo lasciare una terra e un ambiente in cui poter vivere e non dover scappare.

Non le vogliamo perché crediamo che oggi è il tempo delle energie rinnovabili.

Non le vogliamo perché il mare è la nostra principale fonte di ricchezza, da tutelare e valorizzare.

Non le vogliamo perché meglio l’ulivo monumentale che un tubo gigante.

Non le vogliamo perché Ilva e Cerano ci bastano.

Non le vogliamo perché per spostarci nei nostri paesini basta una bici. Quindi del petrolio chi se ne frega.

Non le vogliamo perché i gas serra ci stanno uccidendo. Quindi dobbiamo ridurre le emissioni di CO2 nell’aria.

Non le vogliamo perché…

#notriv #Salento