Il bello di Racale, dei racalini, é che non ti annoi mai. Mai. Ogni giorno c’è sempre da dire, ridire, raccontare o spiegare qualcosa. E, in questo bellissimo sabato, ci occupiamo dei poveri cipressi “installati” all’interno del giardino di Largo Torre, a Torre Suda. Alberi contestati per via del loro significato (spicciolo e non approfondito), definiti da molti “alberi da cimitero”.
Alcuni giorni fa abbiamo incontrato un esperto del settore, Alessandro Mesini, autore di giardini.biz.

Alessandro, il cipresso può essere definito un “albero da cimitero”?

Se intendiamo confinare il cipresso all’interno di un diffuso, ma troppo semplice, ambito immaginario cimiteriale compiamo un grave errore. Il nostro stile di vita oggi non si rapporta più in modo continuo con concetti quali la morte e l’immortalità dell’anima, assai più centrali nella concezione del mondo nelle antiche civiltà. Per questa ragione non ritroviamo immediatamente un patrimonio ricco di spunti e di richiami come può succedere per altre piante. Eppure la letteratura dell’antichità è ricca di citazioni che riguardano il cipresso.

Continui.

Quando si parla di legni pregiati, di essenze particolarmente dure e durevoli citiamo troppo spesso alberi esotici dimenticando che anche fra i nostri annoveriamo esempi mirabili. Il cipresso è fra questi.
Così durevole, così incorruttibile, così affidabile che il Signore stesso ordinò a Noè nel Libro della Genesi: “Fatti un’arca di legno di cipresso”. All’olivo spettò l’onore di annunciare il ritiro delle acque ed il ritorno della vita sulla terra, ma il compito di salvare quella vita fu affidato soltanto al cipresso. Nessuno fra gli altri legni fu considerato all’altezza di superare una prova così ardua.

“Invece di spine cresceranno cipressi” annunciavano i profeti.

Esatto (sorride – ndr).

Un legno pregiato, ma poco conosciuto.

Il legno di cipresso è caratterizzato da un colore giallognolo bruniccio con durame bruno più scuro ed a contorno irregolare. Privo di canali resiniferi, ha un forte profumo conferitogli dagli oli eterei contenuti che si trovano nella resina confinata nello strato della corteccia. Presenta una tessitura molto fine con fibratura poco regolare per l’accentuata e grossa nodosità.

Il maggior pregio è la durabilità ottima anche in ambienti umidi o all’esterno.

Cipresso simbolo di morte, come molto comunemente accade. Ma anche cipresso simbolo di vita, Alessandro…

Si. In tutte le culture del passato il fuoco è sempre stato associato alla luce e quindi alla vita, all’essenza dell’immortalità e questo aspetto può essere ravvisato in molte delle prime divinità e personificazioni maschili degli antichi pantheon. I persiani, adoratori del fuoco, ritenevano il cipresso pianta sacra da coltivare in prossimità dei templi: la sua forma slanciata ricordava, infatti, la fiamma. Primo albero del paradiso: lo chiamavano.

Proprio la forma del cipresso lo ricollega al valore della vita, ma, in altre culture, per ragioni diverse. Per gli antichi romani la sua forma vagamente fallica lo indicava quale simbolo di fertilità. Era usanza porre a guardia delle terre coltivate, campi, giardini, vigne, statue di Priapo intagliate nel legno di cipresso.


Per la stessa ragione si piantava, in forma augurale, un cipresso per ogni figlia femmina nata.

Il poeta Catullo, famoso per le sue liriche amorose, annovera il cipresso fra gli alberi che gli sposi erano soliti ricevere in dono a conferma del suo valore simbolico riconducibile al perpetuarsi della vita.

Nella tradizione novellistica dell’area mediorientale era simbolo dell’amante che si accompagnava e contrapponeva per la figura femminile alla rosa. Questa valenza, del tutto perduta in occidente, si è mantenuta viva in oriente dove il valore simbolico delle piante fa ancora parte della cultura comune.


Come sempreverde era considerato simbolo di vita, ma più ancora lo era per l’estrema longevità. Raggiunge e supera i cinquecento anni e fonti documentate testimoniano di esemplari millenari.

 

di
Mattia Chetta