(di solito quando devo scrivere o parlare di cose serie tendo sempre a cercare e documentarmi il meglio possibile però oggi, stasera, non ho molta voglia di farlo, perciò scriverò senza preoccuparmi molto di quello che il lettore potrà capire. Come se mi sfogassi con il  miglior amico)

Sono a Picciòtti, seduto su una sedia. Davanti un tavolo con registri di classe e circolari, circolari vecchie di qualche giorno. Tra queste ce n’è una in cui si parla di Olocausto, un’altra invita gli studenti a partecipare ad un corso di non so che tipo e un’altra rivolta al celeberrimo (credo) premio “Giornalista per un giorno” Sergio Vantaggiato. Qui devi scegliere una delle tre opzioni per scrivere un articolo e tutte tre incentrate su un unico tema comune, lo sport.

Come  sottofondo, nella mia mente, Budapest di George Ezra e nella realtà le urla di sannicolesi, gallipolini, aletini che ammazzano il tempo giocando a carte (Uno). Insomma, veniamo al dunque. In quel momento riflettevo e riflettevo su cose che attanagliano molti italiani simili a me, pensavo se a questi ragazzi avrebbe dato fastidio parlare di mafia. Già. Di mafia. Di quella cosa oscura ma forte, forte fino ad un certo punto. Di quella cosa, quella parola, che viene fuori solo quando serve, vale a dire solo negli anniversari delle due stragi più famose ai molti. Forse per sentirsi parte di una lotta comune, forse per sentirsi forti, forse perché basta e avanza farlo almeno una, due, massimo tre volte l’anno per avere una coscienza pulita, forse perché bisogna farlo per etica, per dovere, forse solo per Borsellino e Falcone, Falcone e Borsellino.

Scomode riflessioni domenicali. In fondo, se durante il settimo giorno si riposò persino il Creatore, perché io non posso farlo? O meglio, perché non può farlo la mia mente?

Una mente che mi porta, poi, nel 2012 quando l’allora Sindaco di Trapani disse che “Non bisogna parlare di mafia perché si rischia di darle soltanto troppa importanza, i progetti dove si parla sempre e solo male della mafia, in realtà danno importanza ai mafiosi”. Parole pronunciate davanti a studenti di una scuola media lo scorso 23 maggio 2012 in occasione di una manifestazione studentesca in memoria delle stragi del 1992: “Bisogna puntare sull’educazione alimentare e sull’integrazione tra gli alunni”.

Ma come, gente che si ritrova a dover pagare il pizzo e questo parla di integrazione tra gli alunni e alimentazione? Eppure Paolo diceva che bisognava parlarne, in radio, sui giornali o in tv non aveva importanza purché se ne parlasse.

Sindaco, ti sbagli di grosso. Bisogna parlare di mafia! Perché bisogna eliminarla! Perché bisogna onorare e rispettare il sacrificio che hanno fatto tutti quei siciliani e italiani che sono morti per combatterla! Come Falcone, Borsellino, Impastato, Della Chiesa e molti altri.
Ma è pur vero che non bisogna nemmeno approfittarsene. Il sindaco se n’è uscito con una frase infelice, ma gli italiani non possono negare che il loro unico e solo pensiero verso la Sicilia sia la mafia. Non si possono fermare a questa considerazione senza conoscere altro di questa stupenda e sofferta terra per la quale proprio Falcone e Borsellino hanno scelto di rischiare la vita per salvarla. E oggi il ringraziamento qual’è? L’Italia come ci aiuta a noi siciliani? Facendo telefilm come il “Capo dei Capi” o “Squadra antimafia 1, 2, 3, 4 ecc…”? Questo è quello che si dovrebbe eliminare. I telefilm che fanno passare i mafiosi per eroi e che dipingono una Sicilia tutta mafia e rivendicazione. Questa è ignoranza pura, e non sapere e non voler sapere che in Sicilia si ha altro! Molto altro, da un patrimonio culturale-artistico unico al mondo ai sentimenti onesti dei siciliani che ogni giorno combattono per non dover emigrare. Ma si sappia che per sconfiggere la mafia bisogna volerlo ed è lo Stato a dover dire basta e a permettere ai siciliani di salvarsi invece di sfruttarli come gli pare e piace e di abbandonarli perché fa comodo allo Stato, alla mafia. Perciò coinvolgere i più giovani e colpirli al cuore si può, si deve, come si deve iniziare a coinvolgere le realtà locali perché si aspettiamo lo Stato…

“La lotta alla mafia deve essere innanzitutto un movimento culturale che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità”.

(a proposito di Squadra antimafia…) Giorni fa chiedevo ad un mio compagno di scuola (nonché di banco) autistico cosa fosse per lui la mafia; per lui non è altro che “Rosy, per me la mafia e Rosy. Per te? Per te Calcaterra?”.
Però, a differenza di altri, lui fa tenerezza nonostante abbia dato questa risposta! :)

(oh, ora se non avete capito molto su questo post, non colpevolizzatemi. é domenica per tutti e siam tutti stanchi)