«L’Europa a causa delle politiche dell’austerity si sta suicidando»

10561718_1618636801711673_7997457963599184356_nLa causa che ha portato il governo Tsipras a indire un referendum non è qualcosa di anomalo, qualcosa di raro, ma storia ordinaria di un’Europa basata sempre più sull’economia che sulla politica. Era il 18 marzo 2010 quando il governo di Atene diceva “Se l’Europa ci abbandona dovremmo chiedere aiuto al Fmi”, anche allora, la signora Merkel rispondeva con la sua solita arroganza di chi può giocare il ruolo del più forte: “chi è incapace di rientrare dal debito va escluso dall’eurozona”. Un’esperienza simile l’ha provata anche l’Italia, nel 5 agosto 2011, la Bce dichiarava “Senza le riforme necessarie, non acquisteremo i vostri titoli”. Quali fossero le riforme necessarie poi non l’abbiamo mica tanto capito: il caro Monti, con le politiche dell’austerity di danni ne ha fatti veramente di grossi. Ora stanno venendo tutti a galla. E menomale che era un professore?!

Ora, però, ritorniamo alla Grecia. Era il 3 novembre 2011 e lo stato greco subiva l’ennesimo diktat dall’Europa (Merkel e Sarkozy): “o il referendum o gli aiuti”. E’ con queste parole che l’allora governo greco guidato da Papandreou decise di piegarsi al potere dell’Europa e di sottomettere il popolo greco al governo della Troika e alle politiche dell’austerity. Proprio come quello che è accaduto in queste ore, l’Europa anche nel 2011, disse alla Grecia che se ci fosse stato il referendum avrebbe sospeso la tranche di aiuti fino all’esito dello stesso. L’Europa, inoltre, impose che il suo piano non dovesse essere modificato neanche di una virgola. In quegli anni l’unico stato che riuscì a fare ben due referendum sulle decisioni dell’Europa fu l’Islanda che nella primavera del 2010 e del 2011 respinse con il voto popolare i diktat europei.

Ritorniamo al 2015 e alla Grecia. Il referendum lanciato da Tsipras, oltre ad essere una bella elezione di democrazia, è da considerarsi una sfida rivoluzionaria in un’Europa dove il volere del popolo è venuto sempre meno e sono prevalsi i punti percentuali con cui uno stato deve avere il rapporto tra debito e PIL. Dove si sono completamenti dimenticati e calpestati i diritti umani. Dove la democrazia si è nascosta come la polvere sotto al tappeto, facendo finta che non esistesse. Un’Europa che si sta suicidando con le sue stesse mani, lo si capisce quando a molti stati membri poco importa della possibile uscita di una nazione dalla zona euro. Altro esempio eclatante di quanto quest’Europa ha fallito è quando il governo socialista francese blocca i migranti sulla costa di Ventimiglia. La stessa che nel 2012 ha avuto il premio Nobel per la pace. In questa Europa che non conosce solidarietà vince l’arroganza di una o più nazioni che scommettono sul fallimento di un’altra. I nazionalismi che hanno trionfato alle scorse europee non sono altro che una delle due facce della stessa medaglia, di quell’Europa di Angela Merkel, quella che combatte le nazioni con il terrore della povertà.

 

di Robert D’Alessandro

 

 

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