Il governo Renzi rottama l’università: ancora tagli agli atenei

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Il governo Renzi si è insediato con manovre di palazzo e grandi proclami. Tra questi spiccava senza dubbio il forte richiamo all’Istruzione come priorità di intervento. Abbiamo sentito più volte il premier ripetere “istruzione, istruzione, istruzione” richiamando il motto di Tony Blair “education, education, education”. Messo alla prova dei fatti Renzi ha però già smentito se stesso.

Nel DEF, infatti, spuntano i tagli all’università. Sono 30 milioni in meno al Fondo di Finanziamento ordinario per il 2014 e ben 45 milioni in meno a partire dal 2015.

Le conseguenze di questo ulteriore taglio, in piena continuità con i tagli di Giulio Tremonti e le politiche di Mariastella Gelmini, rischiano di essere devastanti. Fondi per la ricerca molto più che inadeguati, con i ricercatori costretti ad impiegare il proprio tempo nella ricerca dei soli fondi, servizi inesistenti, didattica ridotta ai minimi termini in aule inadeguate,

Serve invece una inversione di tendenza. A quattro anni dal fallimento degli obiettivi di Lisbona che volevano fare dell’Europa la più grande economia DELLA conoscenza al mondo possiamo dire che l’unico obiettivo perseguito sia stato fare economia SULLA conoscenza, fallendo i livelli di investimento previsti e con l’Italia fanalino di cosa, unico paese ad aver ridotto i propri livelli di finanziamento in termini reali e non solo percentuali.

L’Europa ci ripete da anni che dobbiamo aumentare il numero dei nostri laureati,  l’obiettivo fissato dalla Commissione Europea per il 2020 era il 40% di laureati nella popolazione europea tra i 30 e i 34 anni. A oggi il nostro paese con il 22,4% è ben al di sotto della media Ocse (39%) e di quella dell’Ue a 21 (36%). Ma i sui temi della conoscenza il mantra “ce lo chiede l’Europa” sembra essere scomparso.  Una società della conoscenza non può costruirsi con slogan e promesse, ma solo con un massiccio investimento in università ricerca e diritto allo studio e con l’abrogazione delle norme contenute nella Riforma Gelmini.

Costruire un’Altra Europa contro l’austerità vuol dire impedire che la scuola l’università e la ricerca vengano considerati soltanto dei capitoli di spesa da tagliare per rientrare in dei folli parametri di bilancio. Costruire un’Altra Europa vuol dire ripartire dalla conoscenza e dall’istruzione per cambiare il modello di sviluppo e uscire dalla crisi.

FONTE: http://claudioriccio.eu

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